Proprio la scorsa settimana stavo passeggiando per le vie di Lucca, al Lucca Comics & Games, quando per puro caso sono incappata in un piccolo palco dove lo youtuber Rick Du Fer parlava al pubblico sotto la pioggia di “Autori o personaggi? Il destino di uno scrittore ai tempi del canone”.

Purtroppo sono arrivata verso la fine dell’esposizione, ma ciò non mi ha impedito di trovare interessante l’argomento e decidere di fermarmi, e da brava inglese non temevo la pioggia, anche se mi sono scordata l’ombrello!

Devo ammettere che ho avuto diversi spunti interessanti su cui mi ritrovo ancora a riflettere a distanza di giorni.

Canoni letterari: dalla Bibbia a StarWars

magicIl termine “canone” deriva dal greco kanón che significa “regola”.

All’inizioconoscevo questa parola solo in ambito religioso, ma poi studiando ho scoperto che può essere inteso anche come una specie di “modello”che viene seguito, qualunque sia il periodo letterario a cui ci riferiamo. Come il canone della letteratura illuminista, vittoriana etc.

La parola “canone” mi ha fatto venire in mente niente meno che la Signora  J. K. Rowling che definì “canonico” il romanzo:”Harry Potter e la Maledizione dell’Erede”, scritto da John Tiffany e Jack Thorne. Sarebbe interessante notare come lei stessa definisca questo libro “canonico” e lo accolga ufficialmente nell’universo da lei creato, sebbene ci fosse più di un elemento di discrepanza rispetto alla continuità dei suoi volumi.

Un altro esempio? Star Wars.
Nato negli anni ‘70 come film ha riscosso così tanto successo che nel corso degli anni si sono prodotti ogni tipo di creazioni quali: libri, cartoni animati e videogiochi. Si è venuto cos’ a creare un filon narrativo dalle caratteristiche particolari che sono diventate loro stesse un canone!

Originalità e standardizzazione

In letteratura si parla di “canoni letterari” associati a periodi storici quando racchiudono in sè la massima espressione dello spirito che appartiene ad un determinato momento storico o ad una cultura. Dobbiamo però ricordarci che queste sono delle classificazioni fatte dai critici per chiudere in scatole rigide alcuni modelli usati da una buona maggioranza di autori, i quali a loro volta hanno seguito e sono stati poi imitati.

pubblicoNella produzione cinematografica e televisiva la situazione è un po’ diversa:tendenzialmente ci sono delle regole che vengono seguite per creare dei prodotti “serializzati”che permettono al pubblico di identificare precisamente quel determinato filone narrativo o serie. Queste regole non solo vengono accettate dal pubblico, ma il pubblico pretende che vengano rispettate per garantirne la continuità.

Perché un autore dovrebbe avere questi modelli? La risposta è semplice: per essere accettato e non respinto dal pubblico e dalla critica. Qualsiasi tipo canone ha come base un interesse commerciale o culturale, esempio: gli scritti di propaganda o istruzione.

D’altro canto, una standardizzazione pone dei limiti: è come versare il proprio lavoro in uno stampo! Se un autore mira ad essere originalema vuole anche essere universalmente accettato per un ritorno economico, allora la sua strada è molto lunga e tortuosa. Oggi più che mai sembra che sia il pubblico a creare un autore e non un autore a crearsi il suo pubblico.

Terrò questo argomento aperto e penso scriverò degli articoli a riguardo, per ora è solo una riflessione davanti al mio caffè e brioches.