Non so cosa Google veda nei miei cookies, ma ultimamente mi propone diversi esercizi per rilassarmi, cure terapeutiche contro lo stress e quanto di più sia possibile per rendermi una persona tranquilla.
Ho cambiato la mia vita lavorativa da tre mesi e sono felice, molto più impegnata di prima, ma con una forte carica di entusiasmo. Quindi sì, mi ritrovo ad avere meno tempo da dedicare alla scrittura, ai social network e alle relazioni interpersonali, ma non lo percepisco come un peso, perché sto bene.

Essere l’ostacolo del proprio lavoro

Basta, non datemi esigenze che in realtà non ho.

likePostare foto su Instagram è veramente un bisogno? Controllare in tempo quasi reale cosa scrivono le persone su Facebook è così necessario? Vale veramente la pena rispondere al whatsapp a giro di posta?
A meno che non abbia l’esigenza di fare ricerche quando lavoro, preferisco che il pc non sia collegato ad internet. Dal cellulare ho tolto quasi tutti i social network, mantenendo solo Instagram che è l’unico più facile da usare via applicazione rispetto alla versione browser. Tutti gli altri li controllo in pausa pranzo o la sera dopo cena da pc.
Così Instagram risulta la mia distrazione maggiore: l’idea poi che le storie scompaiano entro 24h è una trappola che spinge a guardare gli amici più stretti più spesso.

Dal cellulare ho tolto anche i giochi, tant’è che nei momenti di attesa ho preso a leggere mail che non sono di lavoro, articoli di blog e fare piccole ricerche. Quando ero sotto stress vedevo i giochi sul cellulare come un modo per spegnere la mente, mentre adesso arricchisco la mia mente con nuove nozioni.

Programmarsi gli orari è veramente efficace?

Lo chiedo a voi, perché nella quasi totalità degli articoli che leggo suggeriscono di stabilire una tabella per organizzarsi la giornata con orari prestabiliti, obiettivi, etc…

Con me non funziona: in linea di massima posso stabilire delle priorità e seguire quelle, ma per tutto il resto… sono un fallimento. Più che altro nel momento in cui stabilisco un orario per svolgere qualcosa non è più un piacere, ma si trasforma in un dovere.

yogaQuesto è il motivo per cui dopo dodici anni ho voluto prendermi una pausa dallo yoga. Mi piace molto come disciplina, ne ho assaporato i benefici fisici. Ma il farlo sempre in un determinato giorno ed orario lo aveva trasformato in un dovere.
L’obbligo di farlo alla fine si stava rivelando peggiore dei suoi benefici.

Lo stesso può valermi per la scrittura: perlopiù parto da un incipit emotivo, che non può essere forzato in orari e situazioni. Non parlo di procrastinare aspettando che arrivi l’ispirazione, nel fine settimana tiro un sospiro di sollievo, mi siedo a pc e mi dico “Bene, ora che sei tranquilla, cosa scriviamo?”.

Durante il giorno mi ripasso mentalmente gli obiettivi della giornata più e più volte, ma non mi dirò mai “alle 20 devi avere l’idea per il romanzo del tuo successo”.
Correzione, riflessione, sviluppo li posso anche stabilire, ma la creatività arriva da una mente libera.

Quindi: vale la pena tracciare in fogli di calcolo i tempi di scrittura e i passaggi della produzione (capitoli, scene e situazioni…)?

Ah, nella vita io sono una organizzatrice ossessivo-compulsiva, di quelle in cui il cassetto dei calzini trova la biancheria divisa per stagione e colore e perfettamente ordinata. Il fatto di avere meno tempo per gestire tutto mi ha portato a pensare a quali siano le vere priorità e seguo quelle, non impazzisco dietro ad tabella oraria.
Un tempo lo facevo, ma poi una Signora delle pulizie, parlandomi di un lavoro complesso mi face: “beh, se è quello il tempo che ci vuole, usi quello di tempo”.