Per sfuggire alla realtà non c’è niente di meglio che allontanarsi, mettersi in viaggio verso mete lontane, entrando in contatto con culture diverse. I viaggi però non sono solo in luoghi esotici, possono essere anche ispirati dai sogni, dalle fantasie e le mete essere luoghi irreali di altri mondi fantastici.

Creare un mondo non è facile, se avesse le stesse regole del nostro allora tanto varrebbe ambientare i racconti qui. Il fascino di un nuovo mondo risiede proprio nella sua scoperta.

Guida al turismo dei propri lettori.

Il lettore è pronto per il suo viaggio, vuole evadere dalla realtà: camicia hawaiana, bermuda improponibili, occhiali da sole e sandali coi calzini.

Molte agenzie turistiche tendono a sommergere il turista di materiale informativo, opuscoli, guide, mappe: ma quanto di tutto ciò viene effettivamente letto e consultato?

Nella scrittura funziona in modo simile: è preferibile non dare tutte le informazioni su come sia il mondo di destinazione tutte in una volta e prima che la storia inizi. Il rischio è quello di spegnere l’entusiasmo del lettore che magari ha una passione bruciante iniziale, ma poi il suo entusiasmo si spegne quando si rende conto di sapere già tutto.

Personalmente odio le descrizioni troppo lunghe. Quando lessi Notre Dame de Paris non ho avuto alcun rimpianto nel saltare un intero capitolo di descrizioni degli ornamenti interni della cattedrale.

Un ottimo trattato di storia dell’arte, ma io volevo solo essere intrattenuta, non studiare arte.

Qualche giorno fa mi sono capitati tra le mani i primissimi appunti che scrissi per un racconto ambientato nell’universo di ATOM: il primo foglio era una descrizione incentrata solamente sull’atterraggio di una nave spaziale in un pianeta. Sono riuscita ad annoiare me stessa quasi vent’anni dopo.

La descrizione del mondo a mio avviso dovrebbe essere una riga, se proprio necessario due, che occasionalmente intervallano il proseguo della narrazione. Ci sono vari modi per poter dare informazioni in merito a questo complesso sistema alternativo,  e la descrizione ne è un esempio, ma non trascuriamo la narrazione ed il dialogo. Al giorno d’oggi confido moltissimo nei dialoghi, stando attenta a non crearlo forzatamente per rivelare informazioni.

È bello scoprire le novità poco a poco, in una sorta di caccia al tesoro, che attira e stuzzica il nostro turista, indicandogli solo alcuni tratti di strada che gli mostreranno il mondo.

Il segreto è tagliare.

Sono certa che succede a tutti gli scrittori: farsi prendere la mano aggiungendo sempre più dettagli per quel che riguarda la trama e l’ambientazione, le regole del proprio mondo e com’è strutturato. Tonnellate di appunti che fanno amare il mondo al suo autore. Ma è giusto che il lettore venga a conoscenza di tutti i dettagli?

Nella quasi totalità dei casi la risposta è no: ma tutte le conoscenze che non vengono utilizzate in uno specifico racconto non è detto dover essere per forza buttate. Si possono utilizzare per altre storie, dei seguiti o degli spin-off.

Il lettore deve scoprire solo le informazioni utili del mondo, quindi di tutti gli appunti è bene selezionare cosa sia effettivamente utile al personaggio ed alla trama.

In secondo luogo è consigliabile dare un ordine alle informazioni, si deve fare in modo che un’azione sia ben costruita con alcune conoscenze date in precedenza. Il fatto di anticipare alcuni elementi che poi saranno utili in seguito dà valore all’autore, che in questo modo dimostra di sapere esattamente di cosa si stia parlando.

Il narratore ignorante.

Già in un altro articolo abbiamo parlato dei pro e dei contro di un narratore in prima persona o una terza persona. I limiti dell’esplorazione del mondo da parte di una prima persona sono ovvi: non può conoscere ciò con cui non ha avuto a che fare.

Se proprio si vuole proseguire la strada della prima persona il compagno migliore del lettore per esplorare un nuovo mondo è un narratore ignorante, vedere attraverso gli occhi del “nuovo arrivato”. L’ignoranza del compagno di viaggio può creare empatia con il  lettore e magari coinvolgerlo in una gara a chi riesca a giungere prima a delle conclusioni.

Voi vi siete mai dilungati troppo sull’albero genealogico della famiglia per spiegare il legame tra due personaggi? In che modo una battuta di caccia si è trasformata in uno lunghissimo documentario sulla flora e la fauna del luogo? Quale personaggio secondario ha parlato troppo, solo perché si voleva che il lettore scoprisse quel dettaglio?

Parlatemi dei trionfi e delle tragedie della narrazione dell’ambientazione.

E continuate a sognare!