Non è un mistero che possedere un animale domestico aumenti la qualità della vita, soprattutto per quanto riguarda bambini ed anziani.
Si pensi che la FederAnziani ha stabilito che chi può beneficiare della compagnia di un animale domestico dimostra fino a dieci anni in meno della propria età biologica.

donna con caneInoltre sono stati proprio i bambini a far scoprire allo psichiatra infantile Boris Levinson negli anni ‘60 gli effetti positivi della presenza di un animale durante le sedute.
Infatti il dottor Levinson aveva cominciato a notare che quando il suo volpino era presente alle sedute i suoi pazienti reagivano in modo più spontaneo ed era favorita la comunicazione.

Studi successivi hanno poi infatti confermato che la presenza di un animale portava i pazienti a focalizzare la loro attenzione sulla creatura pelosa.
Essa non li giudicava e pertanto li faceva sentire meno in soggezione dato che in un gatto o un cane mancano tutte le aspettative che solitamente contraddistinguono uno scambio con un umano adulto.

Così ha avuto inizio quella che noi oggi chiamiamo Pet Therapy e che è stata ufficialmente riconosciuta in Italia con un decreto ministeriale nel 2003.

Ma questo cosa c’entra con una categoria particolare di esseri umani come gli scrittori?

Nella nostra storia sono moltissimi gli esempi di scrittori di successo che condividevano la loro esistenza con dei compagni pelosi e non.
Pensiamo ad esempio a Flannery O’Connor ed i suoi pavoni o al mitico corvo domestico di Dickens, anche se queste sono due eccezioni nei gusti più tradizionali dei loro colleghi che invece preferiscono cani e gatti come compagni di scorribande letterarie.

Moltissimi autori hanno confermato che avere al proprio fianco un cane o un gatto li aiuta nel processo creativo; ma non è una distrazione? Chiederete voi.

Sì, di per sè lo è, ma ci sono anche delle distrazioni “buone” che possono aiutare la produttività o la salute del soggetto in maniera generale.

Dover portare a passeggio il proprio Fido aiuta a sgranchirsi le gambe e a schiarire le proprie idee, oltre che a poter ossigenare meglio il cervello ed essere poi più efficienti al rientro della passeggiata.
Ma anche Fufi ci può dare una mano miagolando per portare l’attenzione alla sua ciotola mezza vuota che deve essere prontamente rimpinguata, pena la morte subitanea di stenti del nostro amato felino.

Facendoci alzare dallo scrittoio abbandoniamo sì i nostri pensieri, ma possiamo anche cambiare posizione alla nostra schiena dolorante, che beneficia di movimento addizionale al nostro allenamento di routine.

Tra gli ammiratori dei felini, che sono considerati l’animale da scrittura per eccellenza, troviamo Hemingway, con cui è stato ritratto in diverse occasioni, e i cui discendenti si trovano ancora nella casa del poeta in Florida.

Ma anche Murakami Haruki, afferma in un’intervista di aver scritto il suo primo romanzo proprio con il suo micio sulle gambe a tenergli compagnia.

Ma come mai il gatto è così indicato come compagno di studio e scrittura?

Come primo elemento possiamo portare la silenziosità e la discrezione di questo animale che preferisce la compagnia del proprio umano solo quando lo ritiene piacevole.

Parte del fascino che ha il gatto è che non è immediata la sua approvazione, e non sempre le nostre attenzioni sono gradite, in questo modo si instaura uno scambio di compagnia reciproca senza essere invadente.
Capita però che il nostro gatto faccia la classica “passeggiata da tastiera”, aggiungendo caratteri esotici al nostro testo.

La ragione è tanto semplice quanto carina: i gatti cercano di imitarci per essere coinvolti nella nostra routine e per fare parte della nostra famiglia.

Per questo è per loro importante imitare quello che facciamo noi per dimostrarci la loro vicinanza ed amicizia, il cosiddetto mirroring.

Una semplice soluzione a questa buffa inconvenienza è creare un supporto di scrittura a quello che utilizziamo noi anche per il nostro amico, in modo che anche lui possa “scrivere” senza lasciare segni indesiderati dietro di sé.

zampe di gatto su manoscrittoPensate a questo amanuense del 1445 che come noi ha dovuto fare i conti con questo speciale modo di esternare amicizia del gatto con cui condivideva lo scrittoio.

Un altro aspetto meraviglioso dei gatti è che possono percepire il nostro stato d’animo e il dolore, e come meccanismo di aiuto hanno… le fusa!
I gatti infatti cercano di aiutarci quando siamo in una situazione di disagio o di dolore fisico facendo le fusa in quanto anche loro adottano questo tipo di comunicazione se provano dolore fisico.

E i cani?

Molti celebri autori come Virginia Woolf e lo stesso Giulio Cesare non si separavano mai dai loro amici a quattro zampe, anche se l’autore norvegese Karl Ove Knausgård afferma che sono l’anti-animale domestico per lo scrittore.
Il buon Karl evidentemente ha sempre incontrato solo cani molto maleducati per affermare ciò, dato che i cani sono particolarmente indicati per migliorare la creatività grazie alla loro spontaneità e la completa e totale fiducia nel padrone.

gattoE’ proprio questa fiducia che agisce come stimolante sullo scrittore che, avendo almeno un ammiratore, si sente motivato a scrivere e a rileggere per il suo pubblico passi in cui si è incerti.

Pensate a quanto sono stati fortunati i mitici levrieri di D’Annunzio che hanno potuto ascoltare in esclusiva assoluta le nuove parole coniate dal Vate.

In definitiva: cane o gatto per uno scrittore? La mia risposta è…tutti e due!

Perché limitarci ad un solo animale domestico se ne abbiamo il tempo e la possibilità? E ricordatevi che il tempo passato con un animale, non è mai e poi mai tempo sprecato!

Voi siete tipi da cane, gatto o corvo domestico?