Come abbiamo visto nel precedente articolo, la lingua italiana è detta coerente per quanto riguarda la pronuncia della sua scrittura, anche se a volte sorgono dei dubbi sulla corretta apertura da utilizzare quando si tratta delle vocali “e” ed “o”.

L’apertura della vocale è così detta perché direttamente legata all’apertura fisica che il nostro apparato orale compie per produrre il suono legato alla lettera presa in esame.
Inoltre, come ben sappiamo, l’italiano comprende un certo numero di parole che vengono scritte allo stesso modo ma se pronunciate con diverse aperture vocaliche cambiano di significato.

Nel nostro articolo precedente abbiamo però imparato alcuni utili trucchi per imparare a distinguere la dizione corretta della vocale “e”, che può presentarsi con accento grave (è) oppure acuto (é), per disambiguare la pronuncia che si dovrà in quel caso utilizzare.

Per quanto riguarda la vocale “o”, ci si può affidare a delle regole ben precise per capire se si tratta della variante aperta o chiusa della stessa.
Ecco qui riportate le più importanti.

1. La “o” fonica aperta italiana (ò) deriva spesso dalla “o” breve e dal dittongo “au” del latino classico.

Alcuni esempi sono:
focus -> fuòco
locus -> luògo
aurum -> òro
paucus -> pòco
Questo consiglio è molto utile, ma poco applicabile dato che pensare prima al latino non è esattamente efficace, ma può essere un buon modo di controllare se effettivamente abbiamo optato per l’apertura corretta della vocale in questione.

2. Nel dittongo “-uo” la o ha un suono aperto (ò)

In questo caso la pronuncia è molto più facile da individuare, come nelle parole uòvo, tuòno, scuòla etc.
Dobbiamo però fare attenzione alle eccezioni di questa regola: quando il dittongo fa parte dei suffissi di sostantivi in “-uosa”, la dizione della “o” deve essere chiusa.
Ad esempio le parole flessuósa, sinuósa e fruttuósa portano la vocale ad essere chiusa.

3. Nei vocaboli tronchi terminanti in “-ò” comprese le forme verbali del futuro e del passato remoto la o ha ovviamente un suono aperto

Come abbiamo visto anche per la pronuncia della vocale “e”, l’apertura della stessa viene disambiguata dalla presenza dell’accento.
Quindi tutte le parole tronche terminanti in o accentata andranno aperte.

4. Si pronuncia ò nei vocaboli di origine straniera entrati a far parte del linguaggio comune

Anche in questo caso la regola è di facile applicazione, risulterebbe infatti difficile riuscire a pronunciare parole quali: bòxe e yògurt con la o chiusa.

5. La ò è aperta nelle parole terminanti in “-occio”, “-occia”

Le parole come ròccia, còccio etc. andranno sempre pronunciate con o aperta, senza eccezioni; facile no?

6. La “o” viene pronunciata in maniera aperta anche nei vocaboli che terminano in “-odo”, “-oda”

Pensiamo ad esempio alle parole come bròdo, lòda (dal verbo lodare) o chiòdo.
Ma a questa regola ci sono due eccezioni: il verbo ródere (e tutti i suoi composti), e la parola códa.

7. Nelle terminazioni in “-oge”, “-ogia”, “-ogio”, “-oggia”, “-oggio”, la ò è aperta.

Es. bòlgia, dòge, orològio, piòggia e appòggio.

8. Si tratta di ò aperta quando ci sono sostantivi, solitamente scientifici, con suffisso “-oide”

Quali tiròide, asteròide o pazzòide.

9. Nei suffissi di sostantivi in “-olo”, “-ola” si pronuncia sempre aperta

Es. Tiròlo, spagnòla, bòlo
Anche se esistono delle eccezioni quali le parole: vólo, solo ed il verbo cólare (ed i suoi compoati).

10. Sempre nel campo medico e scientifico abbiamo i vocaboli terminanti in “-osi”, “-osio” che portano sempre pronuncia aperta

Es. calcolòsi, fibròsi, tubercolòsi, artròsi, ipnòsi, lattòsio, destròsio, maltòsio, saccaròsio, glucòsio

bambino O11. Nei suffissi di sostantivi e aggettivi in “-otto” e in generale nelle terminazioni in “-otto”, “-otta” si tratta sempre di ò (vale anche per i suffissi “-ottolo” ed “-ottola”)

Es. Bòtto, scòtto, rimbròtto, caciòtta
Esisono però delle eccezioni a questa regola: nei verbi derivati dal latino “ducere” (Es.: indótto, condótto, ridótto, tradótto, ecc.) e nei vocaboli ghiótto, rótto, sótto

12. Nelle terminazioni in “-olgia”, “-orgia”

Come in pappagòrgia e bòlgia.

13. Per qunto riguarda i verbi la ò è aperta nelle desinenze “-olsi”, “-olse”, “-olsero” del Passato Remoto e Nel Participio Passato in “-osso”.

Es. còlsi, tòlsero, sconvòlsero, vòlsero e mòsso, scòssa, percòsso.

Com questi piccoli accorgimenti potrete stare certi che la vostra dizione sarà sempre corretta e non avrete mai più dubbi sulla corretta apertura della vocale o.

Voi conoscevate tutte queste regole, secondo voi dovrebbero proporre un corso di dizione nelle scuole?

 

 

 

 

 

Arianna è nata in provincia di Rovereto, ha frequentato lì la scuola fino alle superiori, quando lei e la sua famiglia si sono trasferiti in Veneto a causa del lavoro del padre, un militare. Arianna ha sempre avuto la passione per la letteratura di tutti i tipi e l’arte classica la affascina. Studiando all’università ha avuto modo di approfondire la conoscenza del mondo della cultura classica italiano e mitteleuropea.