Se vi dicessi “mentore”, che immagine vi verrebbe in mente? Tiro ad indovinare… un vecchio bacucco con la barba lunga e bianca che punta contro il nostro caro Eroe un bastone ricurvo.

C’ho azzeccato? Beh, in effetti non avete tutti i torti. Nell’immaginario comune il Mentore è saggio, quindi vecchio, perché in teoria ha avuto molto tempo per avere esperienze di ogni genere e può quindi aiutare il nostro Eroe.

Perchè il mio protagonista ha bisogno di un Mentore?

Come sappiamo il nostro Eroe condivide il suo cammino con molti altri personaggi più o meno fondamentali.

In questo caso la figura del Mentore è una tra le più rilevanti in un racconto. Il nostro protagonista non può essere onnisciente, altrimenti risulterebbe essere un personaggio poco verosimile.

La nostra stessa vita ci dimostra che abbiamo bisogno di confrontarci e di apprendere in continuazione. Così anche il nostro eroe deve andare a scuola di vita e crescere con l’aiuto di altri personaggi.

Solitamente per rendere più definita questa funzione si prenderà ispirazione dalle figure comuni come insegnanti, genitori, amici o altre persone vicine all’eroe che lo consiglieranno nel momento del bisogno.

Deve essere solo un personaggio?

No, il nostro eroe viaggerà, fisicamente o mentalmente e subirà ogni sorta di cambiamento. Pertanto il nostro Mentore non deve essere uno solo, ma al contrario occorreranno varie figure a seconda della situazione in cui viene a trovarsi.

Così anche l’aspetto del Mentore cambierà in base alla funzione che deve assolvere.

Ma il Mentore in pratica, cosa fa?

La figura del Mentore svolge diverse funzioni.

Il Mentore può rappresentare la coscienza stessa dell’Eroe in un momento cruciale della sua storia, è un po’ come l’angioletto sulla spalla del nostro protagonista mentre è in dubbio.

A volte il Mentore è colui che aiuta l’Eroe con dei doni, a volte magici, a volte simbolici, prima di una sfida che il protagonista deve affrontare.

Fate attenzione però, il Mentore non è Babbo Natale, non vuole solo vedere il suo protetto felice, vuole che cresca, e questo richiede sempre impegno e sacrifici. Spesso, infatti, l’Eroe riceve il dono alla fine del suo percorso di apprendimento e ha la conferma di essere finalmente pronto.

A volte però il Mentore dona degli oggetti all’Eroe al solo scopo di aumentarne l’autostima, pensiamo anche solo a Dumbo, l’elefantino della Disney. Lui infatti era perfettamente in grado di volare già prima che il suo amico Timoteo gli donasse la piuma magica!

Un Mentore inoltre può fungere anche solo da motivatore o da consigliere nella fase buia del nostro eroe, specialmente se magari sta passando un momento difficile.

In questo caso si potrebbe anche immaginare una piega comica da dare al testo per renderlo meno pesante. Un buon esempio può essere quello offerto dal film “500 Giorni Insieme” in cui la sorella minorenne del protagonista si rivela molto più matura del fratello in difficoltà e lo riprende come se fosse un moccioso in uno scambio di battute tragicomiche.

A me un Mentore non serve!

Ci sono alcuni casi in cui la figura del Mentore è superflua.

I protagonisti dei romanzi gialli ad esempio sono caratterizzati da un alto grado di indipendenza, pensiamo anche a Sherlock Holmes. Di certo Wattson è più un discepolo che un maestro, mentre è la figura stessa dell’investigatore ad essere la guida.

Si dovrà prestare molta attenzione in questo caso a non esagerare con la genialità del personaggio per evitare di creare un Eroe troppo isolato anche al pubblico a cui vi state rivolgendo.

 

Arianna è nata in provincia di Rovereto, ha frequentato lì la scuola fino alle superiori, quando lei e la sua famiglia si sono trasferiti in Veneto a causa del lavoro del padre, un militare. Arianna ha sempre avuto la passione per la letteratura di tutti i tipi e l’arte classica la affascina. Studiando all’università ha avuto modo di approfondire la conoscenza del mondo della cultura classica italiano e mitteleuropea.