Un autore può temere il furto di tre cose: le sue idee, il suo scritto inedito, i testi pubblicati.
Un testo pubblicato non può in alcun modo diventare di dominio pubblico: esistono leggi che li tutelano, anche se non c’è il simbolo di copyright impresso.

Lo scritto inedito di un autore, magari sconosciuto, non ha una grande attrattiva per i ladri: deve essere rubato, lavorato in modo che possa essere appetibile per il pubblico ed infine trovato dai lettori disposti a comprarlo. Tutto questo con il ladro che guadagna molti soldi restando nel contempo discreto sulla sua violazione.

Citazioni, omaggi, plagi e prestiti

Romeo e giuliettaLe citazioni sono frasi o parti di testo che riportano correttamente la fonte, indicando l’autore e l’opera da cui è tratto.
Gli omaggi sono le “strizzatine d’occhio”, quelle scene che risvegliano nel lettore il richiamo a qualcosa che è già stato sentito, senza copiare nulla dall’originale.
Il plagio è un mero copia-incolla del testo, senza che l’autore originale venga citato.

Si possono prendere a prestito invece temi, trame e strutture. Sono concetti tramandati di generazione in generazione, arricchite dal tempo e dalla cultura.
Si pensi al viaggio dell’eroe per la costruzione delle storie, usato da Omero come da James Joyce.

L’idea di uomini che danno vita a simulacri di donne come nel film Ex Machina lo ritroviamo già in Ovidio.

Il concetto de “il sogno all’interno del sogno” non è una trama originale inventata da Matrix, l’abbiamo potuta leggere in Philip K. Dick, Poe, Shakespeare, per citarne solo alcuni andando a ritroso fino a Platone.

Ruba solo la nota, non rubare l’intera melodia

L’idea, quel qualcosa che dopo aver chiuso un libro continua a ronzarti in testa, quel qualcosa che ha portato a girare l’ultima pagina, nonostante ci sia un certo amaro in bocca. Quel qualcosa che porta a dire “bello, ma io lo avrei scritto meglio”.
Ecco, è proprio da qui che bisogna partire per il furto.
Dimentichiamoci delle fan fiction, andiamo a ritroso e cerchiamo di capire cosa fosse quell’idea nascosta nella trama che ci ha colpito e piaciuta tanto. La nota, quella singola nota di tutta la melodia che è il fulcro dell’emozione suscitata per tutto il libro.

pc con post-itPoi si prende quella singola nota, la si estrapola dal contesto originale: scegliamo un genere in cui inserirla, una cultura a cui affidarla, delle motivazioni, ipotizziamo ambientazioni, situazioni… insomma, come sfruttarla ed evolverla a modo nostro.

Lo sviluppo della nostra trama, della nostra melodia, avrà in sé quella nota, ma alla fine sarà ben nascosta, facendo perdere ogni relazione significativa con l’opera di ispirazione. Ciò che verrà letto sarà una trama del tutto originale e si potrebbe essere onorati del fatto che qualcuno ne potrà trarre ispirazione.

I grandi furti

Tutti avranno sentito nominare Lolita di Vladimir Nabokov pubblicato nel 1955. In molti sostengono che derivi dalla storia breve intitolata Lolita di Heinz von Lichberg, pubblicata nel 1916.

Perché dovrebbe essere più famoso il plagio dell’originale? Ammetto di non conoscere il testo tedesco, ma mi sento abbastanza sicura nel dire che probabilmente e semplicemente la versione di Nabokov era un prodotto di qualità migliore.
Non mi stupirei di scoprire che l’autore abbia letto quel testo trovando la nota che ha fatto sua, arricchendola e valorizzandola.
Molti autori contemporanei consigliano di rubare le cose vecchie: trovare le note, farle proprie e renderle moderne.

Non esiste una nuova idea. È impossibile. Prendiamo semplicemente molte vecchie idee e le inseriamo in una sorta di caleidoscopio mentale.
Diamo loro una svolta e creano combinazioni nuove e curiose.
Continuiamo a girare e fare nuove combinazioni indefinitamente, ma sono gli stessi vecchi pezzi di vetro colorato che sono stati in uso in tutte le epoche.

Mark Twain.